17 commenti

  1. E’ assurdo che qualcuno possa chiedere la chiusura di questo museo. Sarebbe un affronto anche a grandi della Medicina come Rolando, Bizzozero ed i vari Levi. Torino è stato probabilmente il principale crogiuolo di cultura medico-scientifica italiana degli ultimi due secoli e i Nobel targati Luria – Rita L. Montalcini lo dimostrano.
    Teorie errate hanno portato anche allo sviluppo di grandi conoscenze. Non si può dimenticare la storia, anche quando teorie errate hanno portato grandi mali. I casi sono innumerevoli. La” damnatio memoriae” uccide spesso il dannatore prima ancora che il dannato.
    Io, il mio sito e la mia pagina Facebook(https://www.facebook.com/SullaFisiologia?ref=hl) siamo con gli antropologi
    Cordiali Saluti
    dr Concetto De Luca

  2. Davide Tarò

    E’ incredibilmente stupido quello che si richiede al Museo (tra l’altro senza neanche conoscerne la dicitura corretta) ed è altrettanto spaventoso che esista ormai da anni questa ignominiosa petizione.
    Penso ai problemi di base per false dichiarazioni che demotivano, pure legalmente, ogni richiesta di questa pseudo petizione.
    Tipo quella secondo cui le maschere di cera sarebbero delle teste tagliate e altre affermazioni tra il delirante e il surreale (cui evidentemente tanta gente ha abboccato senza verificare la notizia).
    Quindi è possibile pure che raccolgano per anni tutte le firme che vogliono, ma non hanno e non avranno MAI solide basi perché una proposta di chiusura sia accettata in onesta maniera scientifica e culturale.

    Ecco un link che può spiegare il retroterra culturale di questa gente: http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=36&Itemid=54

    • MorenoTiziani

      Grazie delle tue parole Davide! Purtroppo il link non è accessibile a chi non è loggato al portale, puoi fare una sintesi del contenuto per favore?

  3. Elena

    Ho firmato la petizione per non chiudere il Museo. Ci scandalizziamo, giustamente, tanto per le distruzioni operate dall’ISIS nei siti archeologici iracheni e siriani, e poi in Italia viene proposta la chiusura di un Museo? Bel segno di civiltà!

    • MorenoTiziani

      Le due cose alla fine non sono tanto diverse, imo, si tratta di due reazioni distinte con lo stesso scopo: evitare di (far) pensare e nel contempo avvantaggiare solo un piccolo gruppo di persone. Grazie per aver firmato la petizione Elena!

  4. Pur essendo meridionale , credo sia ingiustificata la richiesta di Chiusura del Museo, ci sono stata ben due volte e spero di poterci tornare ancora, ancora e ancora. Il pensiero di Lombroso, se pur “razzista” , o anche “ghettizzante” , resta comunque un primo approccio allo studio della criminalità. Un Museo non è altro che un contenitore di cultura, non deve sempre indicarci cosa è giusto e cosa è sbagliato, ma ci deve raccontare la nostra storia.

    • MorenoTiziani

      Hai centrato il punto: si tratta di storia e come tale racconta conquiste ed errori di chi ci ha preceduto. E senza quegli errori, non avremmo potuto in seguito “correggere il tiro”. Di musei come questo ce n’è bisogno, soprattutto ora che rimontano alcuni assiomi che hanno segnato in negativo il XX secolo…

  5. Francesco

    Gentile Moreno, non sono d’accordo con questa tua impostazione su un argomento delicato proprio perché rappresenterebbe una “deriva civile”. L’esposizione di resti umani in musei di qualsiasi tipo senza avere ottenuto il permesso dai discendenti o dalle comunità che ne rivendicano l’appartenenza non può essere giustificata solamente in nome della scienza o del voler ricostruire una narrazione scientifica ripercorrendone i passi dalle origini: anche volendo prendere le distanze dal momento positivista che ne determinò la formazione , la collezione lombrosiana è lì a ricordare un momento oscuro della storia di unificazione nazionale e di “pacificazione” meridionale. Non bisogna dimenticare che il brigantaggio rappresentò un movimento di resistenza al potere unitario in cerca di legittimazione, i resti umani esposti al museo – prima ancora di essere la materia grezza su cui costruire le criticabilissime e criticate teorie d’antropologia criminale – sono in questo senso l'”altro” rispetto all'”io” dominante che ha imposto una narrazione storica, scientifica e politica univoca “sul” mezzogiorno d’Italia.
    Giustamente fai riferimento alla restituzione di resti dei popoli indigeni esposti nei musei di mezzo mondo: se si vuole superare la lacerante e infruttuosa dicotomia tra posizione “scientifiche” e “antiscientifiche” è necessaria andare al di là dell’affiliazione culturale che in molti casi regolamenta i processi di restituzione. La rivendicazione sulla restituzione di resti umani esposti in musei rappresenta prima di tutto un far emergere la continuità delle contraddizioni di un discorso che si vorrebbe invece scientificamente apolitico.
    Con questo non voglio dire che il museo vada chiuso, piuttosto è necessario ampliare le voci che compongono la narrazione museale, far sì che quei briganti esposti non siano solo cose mute, oggetti a cui è stato assegnato un certe valore (anche se oggi è criticato), ma tornino ad essere umani quindi “soggetti/altri” capaci di esprimere un proprio punto di vista, di raccontare una propria versione della storia. Cogliere il punto di vista dell’altro è il cuore del lavoro antropologico e lo sforzo politico delle istituzioni museali dovrebbe essere quello di far emergere come la cultura, e quella nazionale soprattutto, sia un processo di “invenzione” in un contesto asimmetrico di cambiamento accelerato (museo come zona di contatto, direbbe Clifford) in cui chi detiene il potere è il soggetto narrante.
    Auspicabilmente tenere conto di queste rivendicazioni e non rigettarle come prese di posizioni “nativiste” e “antiscientifiche” gioverebbe a creare un contesto in cui siano diversi i soggetti autorizzati a parlare.

    • MorenoTiziani

      Apprezzo il tuo pensiero e sicuramente l’esposizione museale può essere migliorabile. Ciò che preoccupa è la volontà di evitare il dialogo e di riconoscere la valenza culturale del museo chiedendone la chiusura, e non un semplice riallestimento. Dove la valenza culturale è la possibilità si ridiscuterci come nazione (anche). Da qui la deriva civile che ho menzionato e che purtroppo non rimane confinata a questi ambiti. La stessa dei vari atti di rimpatrio dei resti indigeni che hanno poco a che spartire con l’etica o la scienza, fermo restando che non tutti però sono solo espedienti di leva politica, ovviamente.

  6. Paolo Macina, Torino

    Come torinese, sono molto dispiaciuto nel vedere studiosi cittadini difendere il Museo Lombroso nel suo stato attuale. Sono sicuro che anziché con i meridionali, Lombroso avesse cercato di dimostrare le sue teorie strampalate sugli ebrei, sui neri o sugli omosessuali (che pure odiava), non staremmo a discutere neanche un minuto sulla sua chiusura. Nessuna città al mondo ha dedicato un museo a Mengele oppure al Klu Klux Clan, detentori di teorie altrettanto sconfitte dalla storia. E se al posto di “briganti” sostituissimo la parola “partigiani”, non avremmo le scolaresche a fare la fila per vedere i teschi e i cervelli di quei poveracci che si sono trovati dalla parte sbagliata dell’unificazione. Lombroso considerava le donne naturalmente propense alla prostituzione, è stato radiato dall’albo degli antropologi prima di morire e noi gli dedichiamo un museo?

    • MorenoTiziani

      La radiazione di Lombroso non sembra così lineare come la si dipinge. Si tratta di un’annotazione sul bollettino del 1882, molto probabilmente di Mantegazza, che decise di espellere anche chi non rinnovava l’iscrizione all’associazione. Vero che non era d’accordo con le teorie di Lombroso, ma nei suoi scritti sulla razza non se ne discosta poi molto, muovendosi nello stesso contesto. Erano anni in cui praticamente nessuno metteva in discussione le teorie razziali e la presunta inferiorità dei Meridionali, quindi la radiazione di Lombroso non poteva essere semplicemente l’effetto delle sue teorie. Avere un museo che ne ricorda l’opera non significa poi dargli ragione, anzi. Se fosse così dovremmo radere al suolo i campi di concentramento, che invece servono – eccome – a memoria, mentre c’è afferma che sono l’esaltazione del progetto di sterminio nazista. Da questo punto di vista se ci fosse un museo del KKK o su Mengele sarebbe buona cosa. Semmai, ci si dovrebbe interrogare su come può essere allestito e su quale messaggio si vuole far passare. Anche il Museo di Storia Tedesca ebbe i suoi problemi con la mostra su Hitler e il nazismo, ma giustamente non si tirò indietro proprio per l’intento educativo e documentaristico. E ancora c’è un bel tira e molla con l’edizione commentata del Mein Kampf, che servirebbe a stroncare quelle edizioni “celebrative” che si vedono su tante bancarelle. Recentemente leggevo un articolo (purtroppo non riesco a ritrovarlo in rete) che si interrogava sul “revisionismo” insito negli abbattimenti dei monumenti di personaggi ritenuti scomodi per la società odierna: fino a che punto è lecito l’abbattimento? Nella libertà di pensiero non vi è anche la responsabilità di tenere traccia del proprio passato, anche se scomodo?

      • paolo macina

        Fino a quando non è nato il movimento di protesta nel 2010, il museo incensava Lombroso come emerito studioso cittadino. Fortunatamente quella impostazione è stata poi sostituita (ma che vergogna averla vista per tanto tempo) ma quella attuale non rende ancora giustizia e va cambiata perchè offende una parte della popolazione, al contrario per esempio per i campi di concentramento. Si immagini se ad Auschwitz fossero ancora esposti i corpi degli ebrei.
        Infine: ma lei è anche d’accordo a intitolare a Mengele o al Klu Klux Klan una via di San Salvario, così da ricordare gli errori del passato? E poi a tutti gli altri orrori della storia?

        • Gianluigi Man

          @paolamacina, ma se prima del novembre 2009 il Museo era chiuso e si trovava nei magazzini dell’Università, lei esattamente doveva vedeva questa impostazione? dal 2010 poi il Museo non mi risulta abbia sostituito alcunché!
          Allora cancelliamo la scienza tutta da Broca a Mantegazza: se hanno fatto degli errori vanno cancellati!

  7. paolo macina

    Il problema del museo Lombroso non deriva solo dal fatto che è basato su un errore, ma su un errore che offende una parte della popolazione e in più, per essere raccontato, espone i resti di povera gente che non aveva nessuna colpa. Non stiamo parlando di mummie, ma di gente morta 150 anni fa. Se leggete la risposta che Crosetti ha dato alla mia lettera scritta su Repubblica il 6 marzo scorso (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/03/06/il-museo-lombroso-e-la-memoria-dellerroreTorino15.html) vi rendete conto di quanto razzismo ci sia ancora in chi difende l’impostazione museale attuale.

  8. paolo macina

    il museo prima del 2009 era chiuso al pubblico nel senso che non si pagava il biglietto, ma chi voleva trovava mille modi per visitarlo.

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