5 commenti

  1. Crescenzo

    Interessante. Mi verrebbe da dire che in realtà mente e corpo sono un’unica cosa, quindi più che di influenza reciproca parlerei di dialogo continuo tra le parti di un unico insieme bio-culturale. Esagero?

    • MorenoTiziani

      Credo dipenda molto dall’approccio. Se si parla di processi mentali, dovremmo pensare a questo dialogo come a un dualismo, una simbiosi. E’ uno dei concetti di base su cui si fonda la classificazione in somatotipi, almeno dal punto di vista psicologico, che onestamente non so quanto sia ancora in voga.

  2. Crescenzo

    Non mi pronuncio sui somatotipi perché sinceramente non ne so molto, più che altro ho i miei dubbi sul fatto che si possano ancora considerare come separate le due cose. Mi spiego meglio: è ancora possibile studiare separatamente mente e corpo oppure cultura e corpo, utilizzando gli strumenti propri di varie discipline, ma non si possono più separare nettamente come accaduto per secoli attraverso il dualismo (prima platonico, poi) cartesiano. La separazione netta non sussiste. Per dirla con Csordas: la cultura è biologicamente fondata nel corpo (un corpo differente produrrebbe culture differenti), ma il corpo è storicamente prodotto dalla cultura (in quanto costantemente immerso nella cultura già prima di nascere e in quanto interpretato, modificato, umanizzato secondo la cultura o le culture in cui si sviluppa). Non mi fraintendere, non sottovaluto i processi biologici, solo mi chiedo come integrare efficacemente biologia e cultura senza perdersi sempre qualcosa per strada. 🙂

  3. MorenoTiziani

    Non ho nulla da aggiungere! 🙂 Quando parlo di simbiosi intendo proprio ciò che dici: mente e corpo, se vogliamo biologia e cultura, sono state riconosciute così interconnesse da far superare le posizioni neoplatoniche in materia. Certo, il legame non è evidente se pensiamo che, alla fine, l’antropologia è ancora insegnata, almeno in Italia, scindendo l’aspetto biologico dal culturale. Eppure la dicotomia dovrebbe essere superata da un pezzo. Sto rileggendo “Non di soli geni” di Richerson e Boyd: non solo i due autori affermano che la cultura è fondamentale per comprendere il comportamento umano, ma anche che “la cultura fa parte della biologia”, citando esempi di informazioni acquisite per via culturale che ricadono in diversi aspetti della biologia umana. E viceversa: pensiamo a Gary Nabhan e al suo “A qualcuno piace piccante”, dove gli esempi vertono sulle modifiche genetiche e comportamentali che poi hanno influito sulla cultura.
    Poi, chiaramente, ogni studioso deve portare il suo contributo a uno studio in cui sono implicate biologia e cultura: difficile perdersi dei pezzi quando lavori in un team che sa veramente cos’è l’interdisciplinarità! 🙂

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