11 commenti

  1. La questione è curiosa e riporta al problema di quanto di ipocrita ci sia nel “politically correct” e nel rapporto fra “light sciences” ed etica. In questo caso si tratta di resti umani molto antichi, la cui identità generalmente è ignota, rubati alle loro dimore sepolcrali molti anni addietro, spogliati dei loro corredi funerari (che sono esposti a parte senza problemi etici) e confinati per lo più in qualche magazzino.
    A essere logici, è l’atto stesso della violazione della sepoltura un problema etico (e direi particolarmente rilevante nel caso degli egizi) non tanto la fine del suo contenuto. Ma allora dobbiamo smettere di studiare le necropoli antiche? Oppure possiamo allegramente depredare i monili di una tomba a patto di riseppellire i miseri resti, che tra parentesi offrono fondamentali notizie sulla cultura materiale di quella società, per un curioso senso della pietà (cristiana? musulmana? cherokee? maori? etrusca?). Visto da questo punto di vista, la curatrice del Museo Egizio dovrebbe avere l’onestà intellettuale di estendere la sua sciagurata proposta anche ai corredi e a tutto quello che compete l’ambito funerario degli Egizi antichi. E quelli che la pensano come lei dovrebbero essere altrettanto coerenti da impedire le campagne archeologiche dove possano essere presenti sepolture. Cioè, di fatto, chiudere baracca. Per me va anche bene, ma bisogna dichiaralo ed essere coerenti nel perseguirlo.
    Per quanto riguarda la privacy bisogna evitare discorsi che facciano ridere le telline: la privacy è una cosa seria e riguarda questo momento storico e questa società. Punto. Non generalizziamo i nostri problemi postindustriali con società diverse dalla nostra e di cui conosciamo solo in parte (quando va bene) credenze e statuti.
    In quanto alla esposizione dei resti umani, basta andare in qualunque chiesa antica per vedere ossa, santi o beati cadaveri rinsecchiti sbadigliare attraverso il vetro dell’urna oppure rappresentazioni della morte ben più “macabri” (ma la signora curatrice conosce davvero il significato di questa parola?) del cranio esposto in una vetrina con tanto di didascalie e quindi più un “manufatto culturale” che la rappresentazione della morte. Perché è il memento mori che ci impressiona perché ci costringe a pensare alla vanità della vita e delle nostre azioni ed è questo che è sempre stato utilizzato dalle varie culture per varo scopi: coesione, separazione, dominio ecc. Non un osso in vetrina.
    E inoltre: quando la smetteremo di dare spazio e fiato ai cosiddetti scienziati e ai presunti intellettuali in cerca di spazio mediatico? Non ci bastano già le Margherite, i Piergiorgi e così via, perlomeno qui in Italia?

  2. Carlo Tronchetti

    Essendo stato Direttore di un Museo Archeologico Nazionale per 20 anni penso di poter dire tranquillmente che i resti umani esposti non hanno niente di macabro. Sono una testimonianza storica che vengono utilizzati nell’esposizione museale per completezza della documentazione. Non esiste la mancanza di rispetto nei confronti degli antichi defunti; se si dovesse partire da questo punto di vista allora dovrebbe essere vietato anche lo scavo delle necropoli, cosa, ovviamente, improponibile. Il rispetto dei resti dei defunti è assicurato dal contesto in cui vengono presentati. E’ ovvio che non è indispensabile esporre tutti i resti umani, ma gli altri devono essere conservti e non reinterrati per eventuali future indagini scientifiche con metodi nuovi. La ricerca in questo settore ha fatto passi da gigante e altri ne farà. Secondo me la posizione della direttrice non è scientificamente accettabile

  3. Rossana

    Chi ha preso la decisione di togliere le mummie dal museo è un ignorante. Io le ho viste quando ero alle elementari e non hanno nulla di macabro, nè di non dignitoso. Sono anzi una splendida testimonianza del passato dell’umanità.
    Quanto sento notizie del genere mi vergono di essere italiana.

  4. Alessandra

    Ho visitato recentemente il museo di Torino. Da sempre sono attratta, lo ammetto, più che dalla cultura, dalla ritualità con cui venivano trattati i morti. Questo vale non solo per le mummie egiziane, ma anche per le altre ritrovate nel resto del mondo.
    Quello che non dimentico mai, durante le visite a questo tipo di musei, è che sto andando a vedere i resti di defunti: saranno pure di migliaia di anni fa, ma il mio rispetto ed atteggiamento è lo stesso che se fossero di questi anni.
    Della visita a Torino, durante la quale ero accompagnata dalla mia bambina di 8 anni, mi ha molto infastidito il comportamento di alcune famiglie con bambini: sembravano stare al lunapark. Più che togliere dal l’esposizione al pubblico le mummie, attuerei un’opportuna informazione delle persone all’ingresso: si sta entrando a visitare una tomba (il suo contenuto in questo caso) il comportamento dev’essere di adeguato.

  5. Ester

    L’egitto è universalmente conosciuto per 2 cose: le piramidi e le mummie. Io la licenzierei su due piedi. Sta arrecando un danno alla conoscenza.

  6. nikki

    mi dispiace che hanno allontanato la direttrice vassilika aveva fatto un ottimo lavoro!ma in italia non si premia chi fa bene ma chi non da fastidio!ciao ciao

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