3 commenti

  1. Carlo

    Basta ordini professionali, associazioni professionali, albi e album, l’Italia sta affondando travolta dalle rendite di posizione più ancora che dallo spread. Siamo sempre alla ricerca di garantirci una posizione che ci liberi dall’arrivo di nuovi concorrenti. Pensavo fossero passati 500 anni dal tempo delle Arti e Corporazioni invece siamo ancora allo stesso punto. Un albo cristallizza una professione. Perché un comunicatore dovrebbe aggiornarsi, evolversi, migliorarsi, studiare le ultime tecniche? oramai è riconosciuto, timbrato e bollato, chi lo tocca più? Un albo crea ulteriore aumento delle tariffe delle professioni, oltre a pagare il professionista l’azienda o il privato dovrà pagare anche le “libere” associazioni. Per quale assurdo motivo deve esistere l’ordine dei giornalisti? Internet è un modo di comunicare e trasmettere informazioni molto più veloce, serio e sovente più affidabile di qualsiasi giornale cartaceo o online. Perché in Italia abbiamo così bisogno della carta bollata? Non servirà a galleggiare quando affonderemo. Ma realmente qualcuno crede che questo garantisca i clienti? Ma quando mai l’ha fatto? Ho sentito parlare di costituire l’ordine dei tappezzieri in stoffa, conosco ottimi tappezzieri a cui l’ordine non aggiungerebbe nulla. Internet e il passaparole rendono inutile la certificazione dello Stato. Io non vado da un medico perché è iscritto all’albo, ci vado perché chi ci è già stato me lo ha consigliato, perché mi fido dell’ospedale o della struttura che lo ha assunto e lo vede lavorare ogni giorno. L’ingegnieria italiana era all’apice negli anni ’60 poi è stato introdotto l’albo degli ingegnieri, ora non conta più nulla a livello mondiale. No, no, no basta carte bollate, tibri a secco e firme in calce, siamo nel XXI secolo !!! Ma quanto ancora dovrò pagare migliaia di euro al notaio? Basta !!!! Conosco un antropologo stimatissimo, conosciuto a livello europeo che dovrà andare a elemosinare in giro qualche associazione disposta a riconoscerlo !!!! A riconoscerlo? Ma al limite è lui che può riconoscere l’associazione, se la ritiene all’altezza. Purtroppo conosco l’Italia e questa legge passerà. Che stupidaggine. Ho laurea e curriculum professionale che sicuramente, spero, mi garantirebbero l’iscrizione a più di una associazione ma spero tanto che non diventi necessario per lavorare. Ma qualcuno sceglie un esperto di informatica sfogliando un album o lo sceglie perché lo conosce, gli ha parlato e per “intuitus personae”?

  2. Maurizio

    Forse può interessarvi il percorso seguito dagli archeologi di 3 associazioni nazionali su 4, che hanno deciso di lavorare insieme alla redazione della norma tecnica UNI per una definizione professionale e di categoria.

    Vi lascio questo link:

    http://archeologiprofessionisti.wordpress.com/2012/11/18/gli-archeologi-si-riconoscono-paestum-17-novembre-2012/

    Per ulteriori info:

    CNAP – Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti
    Sede legale:
    Via Pordenone 32 – 20132 Milano (MI)
    C.F.: 97610600153
    Email: archeologiprofessionisti.cnap@gmail.com

  3. massimo

    Vorrei rispondere al dettagliato, anche se ideologico, post di Carlo. Dunque, Se tu fossi l’ideatore di un movimento per l’abolizione degli albi, cioè se concretamente ti batti per ridefinire i termini sociali del lavoro intellettuale in questo paese flagellato dalle corporazioni, bè, allora sarei disposto fin da subito a dare manforte alle tue ovvie osservazioni sul nostro sistema che gestisce le deleghe sulla conoscenza. Siccome però mi sembra che il discorso che tu fai è strettamente ideologico, cioè fondato su un tuo desiderio di come dovrebbe essere, ma non è, istituito il mondo del lavoro intellettuale, devo osservare che emotivamente sono con te, ma razionalmente non ci siamo. Tra l’altro essendo tu antropologo, converrai con me che la ricerca di nuove aree di sussistenza, gli spostamenti che i gruppi primitivi effettuavano nello spazio fisico, oggi sono improponibili per una serie di ragioni che potrai ben comprendere. Quindi attualmente gli spostamenti per la ricerca di nuove aree di produzione e sviluppo avvengono nell’arena sociale, che è uno spazio sempre più economico finanziario e politico: il mercato del lavoro, della economia, della finanza, aree che il tuo discorso, essenzialmente platonico, manca dell’idea che se si vuole introdurre l’antropologia nel fluire del discorso sociale, occorre munirsi di strumenti che sappiano stare nel contesto ove desiderano essere, altrimenti torniamo nelle Trobiand in massa. In ultimo vorrei dirti che molti professori in antropologia nelle accademie e le università, si possono permettere di fare del platonismo quando comunque hanno di che vivere, sono inseriti, altro che, nelle corporazioni universitarie, e allo stesso tempo fanno dell’anticapitalismo da nicchia il loro cavallo da battaglia. L’antropologo famoso che tu citi, anche lui dovrà iscriversi in una bella associazione, basta con gli atteggiamenti da narcisisti che spesso alcuni antropologi più o meno inseriti dispensano a destra e manca. Ben vengano associazioni e organizzazioni di categoria, e perché no? anche gli ordini. Poi, un giorno, potremo discuterne l’abolizione per tutti gli ordini, e a quel punto segnalerò le tue ottime idee in proposito.

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