Un commento

  1. In realtà questa necessità che avverte è una impulso del cuore, dove risiede il trono di Allah per noi musulmani o il regno di Dio per i cristiani, l’intelligenza divina del Supremo per gli hindu, la compassione del Buddha per i buddhisti o ancora la sede dello Shen Cosmico per i daoisti. Il fatto è che le persone sensibili come noi avvertono la necessità di un cambiamento, una tensione divina portata da Dio nel cuore degli uomini per farci aprire al divino ma senza fare della scienza una nuova religione, quanto piuttosto di ricucire strappi perlopiù ovvi nelle società arcaiche come in quelle molto legate alla tradizioni che sono il vero nerbo materiale della cultura di un popolo che guida quella comunità alla trascendenza verso il divino rispetto alle proprie radici passate presenti nella memoria di un popolo rispetto a fatti realmente accaduti (e per alcuni inscenati), questione che di per sè riporta alla mente non solo un bisogno di maggiore chiarezza sul mondo, traducibile nel suo caso nel ricercare un nuovo ed unico paradigma della antropologia (strumento che dobbiamo ricordare come generato dagli interessi coloniali del precedente orientalismo), ma una necessità rivolta più in generale verso una visione unificante di tutta la realtà, riportando le cose al loro posto precipuo e quindi riportando la scienza al servizio dello spirito che trascende i popoli frattalmente e quindi riportando la scienza nell’ottica religiosa dei loro parametri eticomorali, al servizio delle religioni tradizionali. In tutto questo nasce in realtà la necessità di ripensare non soltanto la scienza ma tutta la conoscenza umana soprattutto mettendola di fronte all’inevitabile riallocazione in senso inter-culturale della stessa scienza e quindi della sua riorganizzazione integrata dall’integrità religiosa tradizionale e quindi della stessa antropologia anche rispetto ad una sociologia che in tal senso muta connotazione trasformandosi in una antropologia speculare dell’occidente, una riformulazione in senso relìgioso che impone di ripensare l’antropologia anche demonologicamente rispetto a culture che Confucio distinguerebbe secondo un ottica di Civiltà o di Barbarie, di Armonia o di Disarmonia, etc., ponendo così una necessaria normatività della scienza epistemologicamente rivista nell’ottica discernente tra ciò che segue una divina via dello spirito e ciò che non lo è se non proprio origine endemica di infezioni tumorali soprattvtto nelle altre società sane o più sane, di cui la storia ci riporta tanto casi di decadimento e di collasso delle cìviltà o addirittura chi come Babilonia era addirittura portatore sano di decadenza e di costumi malsani negli altri imperi circostanti, fino a quando i sasanidi di Ciro il grande non pose fine al problema risolvendolo soltanto in ambito politico e non in ambito culturale, poichè l’alta presenza frammentaria di sette anche islamiche nell’attuale Iraq testimonia che sotto altre forme quella civiltà barbarica è sopravvissuta anche alla travolgente azione normativizzante della forte ondata ìslamica dell’alto medioevo.
    Così l’antropologia diventa non solo uno strumento di analisi ma anche di prognosi a cui applicare ogni necessaria terapia politica. Ma oltre a questo, ritornando nei ranghi accademici, di certo oltre ad un orientamento religioso deglì studi e ad una visione interculturale della antropologia possiamo accennare anche al bisogno di introdurre anche la necessità dell’esperienza storica dell’antropologia filosofica e alla coniugazione dell’antropologia con la biologia e con la geologia.Queste sono necessìtà che avrebbero bisogno di ulteriori approfondimenti in merito che qui non sembra il caso di esporre ma che possiamo tralasciare lanciando uno spunto di riflessione e di verifica empirica rispetto a qualcosa che sembra molto di più di una semplice sopravvivenza antropologica, ossia i forti interessi storici e contemporanei intorno al discusso progetto di certi precisi e identificabili gruppi di interesse trasnazionale intorno al mito pseudo utopico di Babilonia e al dichiarato progetto di una Nuova Babilonia. La pace sia con voi. Salam Alaycum.

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