Un commento

  1. max21

    Dunque, la questione è complessa, lo si evince dai tentativi di mettere in forma comprensibile e logica l’antropologia applicata soffiando in essa l’opportuna vitalità di scienza professionale. Intendo per “tentativi”, i tortuosi percorsi che ogni intervento costruisce nel fluire dei ragionamenti che “tentano” di “razionalizzare” l’antropologia cercando di effettuare una sorta di “doma” in grado di rispondere ad un mercato del lavoro piuttosto che trasformare la riflessività sull’oggetto dell’antropologia una forma essa stessa contributiva alla società. Penso a questo proposito che l’antropologia dovrebbe seguire la propria natura di scienza che studia una posizione, una prospettiva, una visione interpretativa del mondo,distinguendosi dalle altre scienze sull’uomo, proprio a partire da questi tre strumenti rivelatori. L’antropologia è già sufficientemente strutturata e compartimentata in “specialità” che sono emerse e distinte nel corso del tempo. Abbiamo quindi l’antropologia sociale, l’antropologia urbanistica, quella etnopsichiatrica, la demoetnoantropologia in senso stretto, e altri campi che conoscete bene. Mi sento di suggerire che gli oggetti sui quali gli antropologi possono rivendicare il valore sociale dei loro apporti esistono e sono ampiamente studiati in numerosi paradigmi scientifici. Il problema semmai consiste in alcuni punti difficili, dei quali ne possiamo sommariamente indicarne alcuni. Il primo concerne l’arretratezza culturale in termini antropologici della nostra società. In francia ad esempio gli etnologi possono studiare presso associazioni psicoanalitiche e praticare la psicoanalisi alla quale l’etnologia ha dato molto. sempre in Francia gli antropologi sono attivi nelle ” case della scienza per l’uomo”, una sorta di equipe scientifiche multidisciplinari che intervengono, sottoforma di pareri vincolanti, in tutti i casi in cui le istituzioni prendono decisioni che incidono sul tessuto sociale. In Inghilterra le cose stanno più o meno allo stesso modo. Insomma senza che redigo un noioso, e per noi doloroso, elenco della enorme distanza civile tra noi ed il resto dell’Europa, spero che avrete compreso quanto sopra. Il secondo punto incide in maniera decisiva sul primo. Come sappiamo i dipartimenti di Antropologia Culturale in Italia sono praticamente una sorta di costola di lettere e filosofia, in sintesi per costola si intende parte dello stesso corpo. Moltissimi professori sono pevenuti all’antropologia partendo da una formazione di lettere e di storia, e per questo motivo essi sono implicitamente connessi con un discorso letterario e storico. Il ragionamento sullo storico inoltre presenta un doppio legame. Uno scientifico in quanto l’antropologia italiana è dominata dall’idea storicista dell’antropologia, retaggio de martiniano. Inoltre possiamo convincerci con estrema facilità che i professori di antropologia sono chiusi nel loro alveo accademico storico filosofico e preparano Antropologi senza porsi il minimo dubbio di dare una forma applicata alla materia. In fondo perchè dovrebbero farlo? Come abbiamo detto la stragrande maggioranza di loro proviene da una formazione letteraria e storica e quindi sono professori di storia o di lettere. Insomma, per concludere, credo che questi due punti siano di fondamentale impedimento allo sviluppo dell’antropologia applicata nelle rispettive “Gestalt” sociali. Se inoltre ci mettiamo che gli Antropologi si presentano disorganizzati, proprio perchè non organizzati dal sistema accademico, e dispersivi, la situazione come si può immaginare, è irrimediabilmente statica. Tantè che recentemente ho deciso, a malincuore e con molta riottosità, di laurearmi in psicologia, servirmi cioè di un albo ( e di questo mi rammarico molto ), per esercitare l’antropologia applicata alla psicoanalisi. La stessa cosa si potrebbe dire di molti altri casi, purtroppo la laurea in antropologia si trasforma in titolo professionalmente secondario, seppure primeggi sia scentificamente che qualitativamente, dal punto di vista della profondità analitica delle problematiche che affronta, dal metodo, dalla interpretazione. Saluti Antropologici

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