Professione Antropologo

Antropologia per comprendere e innovare

Open Access: la rivolta contro gli editori e l’American Anthropological Association

Posted on | febbraio 2, 2012 | 5 Comments

Open Access Logo

Continuando a parlare di crisi, di spread, di sacrifici, incidenti nautici e inciuci politici, i media nostrani si stanno perdendo una delle più grandi proteste che si siano mai viste nel settore scientifico.

Il mondo accademico sta boicottando Elsevier, uno degli editori più grandi del mondo. La cosa potrebbe non suscitare interesse, se non fosse per le ripercussioni che avrà sicuramente sulla fruizione degli articoli scientifici anche nel nostro paese.

A meno di non seguire Twitter e qualche gruppo di Facebook, non vi sono cenni alla vicenda se non in qualche raro caso.

Tutto è partito dal matematico Tim Gowers, che nel suo blog personale ha espresso il suo disappunto circa la politica editoriale di Elsevier. Gowers ha fatto notare che:

  • i prezzi praticati sono troppo alti e molto al di sopra della media;
  • l’editore costringe le biblioteche ad abbonarsi a riviste che non sono di loro interesse, ponendo la condizione di pacchetti di abbonamento che questi enti spesso non possono sostenere economicamente;
  • nel caso le biblioteche cerchino di rinegoziare i termini degli abbonamenti, Elsevier non si fa scrupoli a limitare, se non a vietare, l’accesso alle pubblicazioni;
  • l’editore sostiene il Research Works Act, una legge che in sostanza vieta la diffusione libera dei dati scientifici.

Gowers non pensava di dare inizio a un vero e proprio movimento, come ha spiegato in un post successivo. Ma come egli stesso scrive, evidentemente si è trattato del momento più opportuno.

In pochi giorni i ricercatori si sono organizzati, un fatto di per sè storico, creando un punto d’incontro nel web che facesse da cassa di risonanza alla loro protesta.

In realtà, Elsevier non è che il punto focale di un malessere che coinvolge tutta l’editoria scientifica. Praticamente tutti gli editori sono bersagli della protesta stessa.

Non a caso, in Francia gli studiosi hanno aperto una petizione contro gli alti prezzi praticati da Springer, giusto ora che il contratto con l’editore deve essere rinnovato.

Lo scopo dei ricercatori è sensibilizzare il problema all’accesso delle pubblicazioni e degli studi, per migliorare l’offerta editoriale e aumentare la visibilità dei lavori scientifici.

Elsevier ha rigettato ufficialmente tutte le accuse, ma la protesta continua. Curiosamente il dissenso verso le pratice dell’editoria scientifica si è intrecciato a un altro movimento di insofferenza, che riguarda gli antropologi più da vicino.

La questione non è molto dissimile da quella che vi ho appena raccontato, e infatti c’è qualcuno che insinua che vi sia un collegamento di qualche tipo.

Ma partiamo dal 3 novembre 2011, quando l’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca ha rilasciato un documento che chiedeva il commento dei cittadini sulla necessità dell’accesso libero alle pubblicazioni scientifiche, con particolare riguardo ai saggi originati da ricerche finanziate da denaro pubblico. Tra i punti del documento, la creazione di un archivio statale di queste pubblicazioni.

Il 12 gennaio 2012 l’American Anthropological Association (AAA) risponde all’invito della Casa Bianca, dicendo che l’accesso pubblico è già ampiamente affermato, che un incremento dell’open access danneggerebbe la capacità dell’Associazione di pubblicare riviste e che non ci sarebbe bisogno di altri interventi del Governo Federale, tra cui l’archivio pubblico.

Sulla stessa posizione anche la Archaeological Institute of America (AIA), mentre si sono dichiarate contrarie la Society for Cultural Anthropology (SCA) e la American Folklore Society (AFS).

I commentatori hanno subito notato, nella risposta della AAA, un implicito plauso al Research Works Act. Da notare che questa legge proibisce l’accesso aperto ai documenti delle ricerche finanziate con denaro pubblico, sovvertendo quanto già stabilito dalla Public Access Policy dei National Institutes of Health (NIH) secondo cui, invece, tali ricerche devono essere disponibili online senza restrizioni.

La AAA non è nuova a posizioni fin troppo nette che hanno generato polemiche. Nel 2010, rivedendo il suo piano a lungo termine (long-range plan) circa lo sviluppo delle scienze antropologiche, aveva depennato la parola “scienza” dal documento, scatenando un acceso dibattito tra i suoi soci e non solo.

L’eliminazione del vocabolo conteneva di per sè cambiamenti profondi nel modo stesso di pensare l’antropologia negli Stati Uniti, e il caldo dibattito che ne è seguito ha contribuito al reinserimento della parola, poche settimane dopo.

Anche nel caso del Research Works Act, ci si pone di fronte a un cambiamento di prospettiva notevole. L’antropologa Cristina Killgrove, tra gli altri, ha puntualizzato sul fatto che l’antropologia è fatta per rivolgersi al pubblico, cioè ogni persona.

Anche perchè è il “pubblico” a essere studiato dagli stessi antropologi. In altre parole, l’antropologia è open access per sua stessa natura. Doug’s Archaeology, su questo punto, è stato ancora più diretto e caustico.

L’American Anthropological Association intende per “pubblico”, evidentemente, solo i ricercatori suoi associati. Ma anche qui, come nota Killgrove, le cose non sono semplici.

AAA logo

Il percorso che porta a diventare antropologi è lungo, e solo una parte di esso può godere di finanziamenti. Come farebbero allora gli studenti e i dottorandi senza fondi? Come potrebbero accedere a riviste i cui abbonamenti sono alquanto costosi, se non attraverso l’università in cui sta studiando?

Come potete immaginare, il problema non riguarda solo la AAA e gli Stati Uniti. Riuscite a vedere il nesso con la situazione italiana?

Se la AAA supporta il Research Works Act, vuol dire che non è favorevole all’open access. E, per Michael E. Smith, antropologo presso l’Arizona State University, dietro questa legge non ci sono altri che Elsevier e la lobby dell’Association of American Publishers.

Al di là degli intrighi economici e politici, opporsi all’open access significa limitare la possibilità di documentazione e studio, e credo che tutti noi ci siamo spesso trovati a rinunciare alla lettura di un articolo per il suo prezzo troppo alto.

Da notare che Open Access non significa mandare sul lastrico gli editori, e neanche rinunciare alla qualità della peer review. Credo che un progetto come la rivista Antrocom lo dimostri.

Significa invece rispondere alle esigenze del mercato con altri mezzi. Gli antropologi che si sono posti contro la decisione dell’American Anthropological Association hanno anche proposto alternative valide, che spero vengano adottate dagli editori più avveduti.

 

Forse ti può interessare:

 

 

Comments

5 Responses to “Open Access: la rivolta contro gli editori e l’American Anthropological Association”

  1. Anthropology Blogs Respond to AAA on Open Access | Anthropology Report
    febbraio 3rd, 2012 @ 03:41

    [...] Open Access: la rivolta contro gli editori e l’American Anthropological Association, Moreno Tiziani Continuando a parlare di crisi, di spread, di sacrifici, incidenti nautici e inciuci politici, i media nostrani si stanno perdendo una delle più grandi proteste che si siano mai viste nel settore scientifico. Professione Antropologo, febbraio 2, 2012 [...]

  2. MorenoTiziani
    febbraio 3rd, 2012 @ 11:56

    Come elemento di discussione, aggiungo questo interessante articolo di Dinosours:

    http://dinosours.wordpress.com/2012/02/03/wtf-aaa/

    e un riepilogo di diversi post pubblicati sull’argomento di Anthropology Report:

    http://anthropologyreport.com/anthropology-blogs-respond-aaa-open-access/

  3. MorenoTiziani
    febbraio 3rd, 2012 @ 12:32

    A proposito del boicottaggio contro Elsevier, è uscito ieri un bell’articolo sul Post:

    http://www.ilpost.it/2012/02/02/elsevier-riviste-scientifiche/

  4. MorenoTiziani
    febbraio 3rd, 2012 @ 21:00
  5. Elsevier, la AAA e la rivolta in favore dell'Open Access | Professione ... | Open All :) | Scoop.it
    febbraio 9th, 2012 @ 11:08

    [...] http://www.professioneantropologo.it – Today, 12:07 PM [...]

Leave a Reply





  • Scopri il Libro!

  • Su Facebook si dice…

  • Gli ultimi twit parlano di…

  • Gli ultimi pin…

  • Mi trovi anche su…

  • Questo sito è partner di:

    logo internet bookshop Italia





  • L'ecologia mi sta a cuore

    by




    Creative Commons License