L’impatto zero di Professione Antropologo
Posted on | gennaio 28, 2012 | No Comments
L’impronta ecologica è un indice statistico che rileva l’utilizzo delle risorse naturali da parte degli esseri umani.
Ogni nostra attività ha un impatto sulla biosfera: esserne consapevoli è il primo passo per salvaguardare l’equilibrio tra la nostra specie e il mondo naturale che ci circonda.
Mantenere un blog incide sull’impronta ecologica della persona che vi pubblica. I server su cui gira e il computer utilizzato per scrivere i post richiedono energia, ricavata da fonti generalmente fossili.
E questo significa rilasciare anidride carbonica nell’atmosfera, anche se a prima vista non ne abbiamo cognizione.
Un antropologo dovrebbe essere sensibile al problema, non fosse altro che natura e cultura sono i due aspetti eclatanti dell’oggetto di studio proprio dell’antropologia, l’essere umano, e che il rapporto con l’ambiente è cruciale nella relazione tra i due aspetti stessi.
E’ possibile diminuire, se non proprio azzerare, le emissioni di CO2 di un blog? Non è semplice, ma possiamo provarci.
Personalmente ho aderito all’iniziativa di Dove Conviene, un servizio che si preoccupa di “trasformare” i volantini cartacei di supermercati e centri commerciali in volantini “digitali”.
In questo modo si salvano alberi, ma Dove Conviene è andata oltre: aderendo alla sua iniziativa, è possibile piantarne di nuovi, che assorbono l’anidride carbonica prodotta da un blog.
I costi dell’operazione sono sostenuti da Dove Conviene, che si è affidata all’associazione tedesca I Plant A Tree per la messa a dimora delle specie vegetali.
Iniziative di questo tipo, per fortuna, si stanno diffondendo sempre di più. Ad esempio, South Pole Carbon Asset Management Ltd. è una compagnia internazionale che si occupa di ridurre i gas serra e di organizzare strategie per la gestione dei combustibili fossili, e ha ideato un progetto per rendere i siti web “carbon neutral”.
L’iniziativa di Dove Conviene è più simile a quella escogitata dalla tedesca Mach’s Grün! e dalla controparte francese Petits gestes écolos. Al progetto di Mach’s Grun! ha aderito, tra gli altri siti web, anche quello di Caparezza.
Quante emissioni produce la navigazione in internet? A calcolarla ci hanno pensato Alex Wissner-Gross, dell’Università di Harvard, e Timothy Sullivan dell’Università di Yale. Secondo la loro ricerca, ogni secondo in rete produce mediamente 20 milligrammi di CO2 al secondo.
Lo studio Pervasive monitoring of the environmental footprint of network activity, come rileva Marco Pagani in un suo interessante post, non sembra più reperibile in rete; se ne parlò a proposito dell’inquinamento prodotto dai server di Google in un articolo del New York Times, pubblicato all’inizio del 2009 e che a sua volta riprendeva un lancio della BBC.
Secondo l’articolo, Wissner-Gross aveva calcolato i consumi di una ricerca su Google definendo il motore di ricerca “inquinante”.
La risposta di Google, che abbassò di molto le stime di anidride carbonica rilasciata dai suoi server, non tardò ad arrivare, ma in realtà si trattò di un falso giornalistico, visto che nello studio il motore di ricerca non veniva mai citato.
La ricerca, infatti, considerava il web nel suo complesso. Wissner-Gross si vide costretto a una dichiarazione pubblica in cui smentiva l’articolo, precisando inoltre che 20 milligrammi al secondo di CO2 prodotta era un valore poco informativo, in quanto andavano considerate altre variabili come la posizione geografica di navigatori e server e il tipo di apparecchiatura informatica utilizzata.
Nel mentre, diversi blogger si scatenarono contro Wissner-Gross e Sullivan, di cui si sospettava un’ingegnosa messa in scena per lanciare CO2Stats, una startup il cui scopo è di fornire consulenze a pagamento sulle emissioni di anidride carbonica dei siti web e di azzerarle tramite una serie di certificazioni.
Tra gli altri a pronunciarsi ci fu Nicholas Carr, autore di Internet ci rende stupidi?, che sul suo sito Rough Type rilevò come l’interesse di Wissner-Gross e Sullivan fosse sì accademico, ma anche commerciale.
Che si tratti o meno di una mossa progettata a tavolino, il punto della questione non cambia. Se è possibile abbassare le emissioni di anidride carbonica del proprio blog, perchè non farlo?
Grazie alla messa a dimora di un albero, tali emissioni sono virtualmente azzerate.
Quanta anidride carbonica assorbe un albero? La quantità dipende dalla specie arborea, dalla fase di crescita della pianta e dalle condizioni climatiche, ma in generale si parla di diversi Kg di CO2 all’anno.
Per dare un’idea, lo US Forest Service ha ideato un programma, basato su fogli Excel, con cui calcolare l’assorbimento medio sul territorio statunitense.
Ciò non mette in pace la coscienza di chi scrive. Per quanto mi sarà possibile, continuerò a riciclare, stare attento ai consumi e… camminare il più possibile!
Ma mi piace molto l’idea che Professione Antropologo è diventato un albero vivo, circondato da tanti altri suoi simili quanti sono i blog che hanno aderito all’iniziativa.
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