Homo sapiens, la storia dell’uomo in mostra a Roma
Posted on | dicembre 10, 2011 | 6 Comments
Homo sapiens – la grande storia della diversità umana.
Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale 194, Roma.
11 novembre 2011 – 12 febbraio 2012. Lunedì chiuso.
Una mostra di cui si sentiva il bisogno. Homo sapiens è un illuminante percorso interattivo sulla storia della specie umana – la nostra specie. Numerosi i reperti originali, i calchi e i diorami, collocati lungo un allestimento ben congegnato e moderno.
L’idea della mostra è di Luigi Luca Cavalli Sforza, curatore insieme a Telmo Pievani.
Lucia Galasso, su Evoluzione Culturale, ha bene espresso sensazioni e concetti comunicati dalla mostra. Qui vorrei soffermarmi su due aspetti che credo esserne i punti forti: l’interdisciplinarità e l’interattività.
Interdisciplinarità. Antropologi, paleoantropologi, genetisti e linguisti hanno collaborato per unire i risultati delle loro ricerche, per raccontare il viaggio dell’uomo dalle origini ai nostri giorni. Dalla culla africana al primo viaggio sulla Luna, passando per la ricostruzione delle migrazioni che hanno permesso la colonizzazione dei continenti e l’incontro con le altre specie ominidi.
L’evoluzione biologica, ma anche l’evoluzione culturale. Lo scambio genetico e lo scambio di idee e manufatti. Adattamento fisico e adattamento culturale. Tutto spiegato in modo semplice, attraverso testi brevi e molto aggiornati.
Interattività. Non solo calchi e reperti, ma postazioni multimediali studiate affinchè il visitore sperimenti i concetti illustrati da solo o in gruppo. Un divertimento per i bambini e uno strumento efficace per gli adulti.
Gli esempi non mancano: parente di una banana è un’installazione che permette di cogliere la distanza genetica che separa specie animali e vegetali; la mappa dell’evoluzione umana ripercorre su un planisfero la storia evolutiva della nostra specie; ci sono molti modi di camminare per… mette a confronto, grazie al tocco del visitatore, le camminate di diversi Ominidi.
Lo spirito interattivo si avvisa sin dall’inizio, quando il visitatore è accolto da una ricostruzione video, a parete, di come si sono formate le impronte di Laetoli, in Tanzania. Lo stupore si fa più grande quando, procedendo verso la sezione successiva, ci si accorge dello scheletro d Lucy, forse il più famoso Australopithecus afarensis, collocato in una vetrina.
Le vecchie e nuove tipologie di allestimento si uniscono, permettendo di interagire attivamente con l’esposizione stessa.
La ricchezza e l’accortezza con cui è stata organizzata la mostra si riflette nelle sezioni che compongono il percorso espositivo; ecco come sono descritte sul sito del Palazzo delle Esposizioni:
1 – Mal d’Africa
Strani primati di grossa taglia fuoriescono dall’Africa e colonizzano il Vecchio Mondo. E’ l’inizio del genere Homo, poco meno di due milioni di anni fa. Tratto distintivo di questa nuova forma di ominidi è la locomozione bipede completa. Reperti provenienti da siti africani e dai primi insediamenti esterni a questo continente racconteranno le prime ondate migratorie “Out of Africa”.
2 – La solitudine è un’invenzione recente
Quando la nostra specie Homo sapiens nasce in Africa, probabilmente fra 180mila e 200mila anni fa, e decide poi di spostarsi, entra in contatto con un mondo affollato di specie del genere Homo fuoriuscite dall’Africa precedentemente. Dalla nostra convivenza con il “cugino” Neanderthal, alla vicenda del piccolo Uomo di Flores e del misterioso Uomo di Denisova (Siberia): per la maggior parte della nostra storia non siamo stati soli su questo pianeta.
3 – I geni, i popoli, le lingue
Intorno a 40.000 anni fa, la “Rivoluzione Paleolitica”: arte, sepolture rituali, nuova tecnologia, cottura dei cibi… un sapiens cognitivamente diverso. Nello stesso momento, due grandi epopee ci parlano della colonizzazione dei nuovi mondi australiano e americano. Grazie alle interazioni fra prove convergenti provenienti da discipline diverse – come la genetica di popolazioni, l’archeologia e la linguistica – è possibile ricostruire l’albero genealogico delle diversificazioni dei popoli sulla Terra e la trama delle ramificazioni che hanno portato la specie umana a diffondersi in tutto il globo.
4 – Tracce di mondi perduti
La domesticazione di piante e animali permise all’uomo di stanziarsi e la popolazione umana inizia a crescere a ritmi mai visti, innescando nuove espansioni, migrazioni, ibridazioni e nuovi conflitti, e provocando un impatto spesso irreversibile sugli ambienti colonizzati. Gli spostamenti di popoli sono stati e continuano a essere il motore principale dei cambiamenti nel mosaico della diversità biologica e culturale umana.
5 – Italia, l’unità nella diversità
In questa sezione speciale l’Italia è vista come un caso esemplare e come un territorio arricchito allo stesso tempo dalla sua diversità biologica e culturale: due forme di evoluzione intrecciate, fra geni, popoli e lingue. Questo è il risultato storico di incessanti processi di migrazione che però non hanno impedito il formarsi di un’unità culturale, illustrata dalla nascita della lingua italiana molto prima che l’Italia diventasse una nazione.
6 – Tutti parenti, tutti differenti: le radici intrecciate della civiltà
Se l’origine di Homo sapiens è così recente, unica e africana, e se poi la nostra giovane specie è stata così mobile e promiscua, significa che è altamente improbabile che vi sia stato il tempo e il modo di dividere le popolazioni umane in “razze” geneticamente distinte. Il messaggio duplice di questa storia è la forte unità biologica e al contempo la straordinaria diversità culturale interna della specie umana. Le “civiltà” in questo scenario assomigliano a organismi in evoluzione, ricchi di differenze interne e interdipendenti l’uno rispetto all’altro sia nel tempo sia nello spazio. Le radici di questi sistemi plastici di culture sono tutte intrecciate fra loro.
Certo non mancano alcuni aspetti che potevano essere meglio curati:
- le traduzioni in inglese, a detta dei colleghi che mi accompagnavano e che hanno lavorato in Gran Bretagna per più di venti anni, “zoppicavano” in alcuni punti e in un paio di casi, nell’ultima parte della mostra, mancavano del tutto;
- alcuni reperti mancavano della descrizione, lasciando al visitatore la loro interpretazione;
- lo scheletro di Lucy, data la sua importanza, poteva essere meglio valorizzato, quando invece passava in secondo piano rispetto al video a parete;
- l’installazione ci sono molti modi di camminare per… purtroppo non è stata capita: vuoi per la calca delle persone, vuoi per le istruzioni non del tutto chiare, le persone tendevano a toccare la luce senza scorrervi la mano, così da perdere l’effetto del movimento che illustrava il tipo di camminata.
Ma è senza dubbio un’occasione da non mancare, un modo per riavvicinarci con la nostra storia di specie e imparare che siamo veramente tutti una grande famiglia e che le differenze sono uno stimolo a conoscere e crescere.
Soprattutto ora, che con la crisi economica il senso identitario è espressione più della paura che di una consapevolezza del rapporto tra genti e territorio, riflettere sul nostro passato comune e sulla nostra variabilità è un toccasana per ritrovare il nostro posto nella natura e tra gli altri esseri umani.
(immagini riprese dal sito web della mostra. La foto della scalinata del Palazzo delle Esposizioni è di Lucia Galasso)
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Tags: Australopithecus afarensis > Denisova > evoluzione > Homo sapiens > installazioni multimediali > Laetoli > Lucia Galasso > Lucy > Luigi Cavalli Sforza > migrazioni > mostra antropologia > Neanderthal > Palazzo delle Esposizioni > Paleolitico > razze umane > Roma > Telmo Pievani
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6 Responses to “Homo sapiens, la storia dell’uomo in mostra a Roma”
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dicembre 10th, 2011 @ 19:42
[...] leggibili (almeno per gli italiani), una ricchezza espositiva notevole, con reperti rari. Lascio a Moreno Tiziani la descrizione tecnica della mostra per concentrarmi su due messaggi che vanno oltre la bellezza [...]
febbraio 17th, 2012 @ 12:08
buon giorno
vorrei sapere se la mostra è stata prorogata.
oppure dove sarà riallestita.
grazie
claudio
febbraio 17th, 2012 @ 13:22
Ciao Claudio, sul sito ufficiale della mostra viene riportato come data ultima il 9 aprile 2012, c’è ancora tempo!
aprile 4th, 2012 @ 15:14
Mostra molto ben impostata, didatticamente interessante per piccoli e grandi. Forse il volume-catalogo poteva essere ulteriormente arricchito con un maggior inserimento del materiale e contenuti delle installazioni: a questo proposito desidererei sapere (non sono visivamente riuscito a farlo nella relativa interessante installazione) a quanto corrispondeva la popolazione umana nel 1425. Grazie!
aprile 5th, 2012 @ 16:27
Purtroppo quell’installazione, almeno quando sono andato io, era abbastanza affollata. Come del resto molte altre! E quindi ho potuto solo farmi un’idea di come funzionavano. Che poi è un bene, vuol dire che c’era interesse ed erano strutturate bene.
Dobbiamo girare la tua domanda ad altri lettori di Professione Antropologo!
aprile 8th, 2012 @ 22:35
[...] – parente di una banana - permette di cogliere la distanza genetica che separa specie animali e vegetali e una mappa [...]