6 commenti

  1. interessante quello che stai facendo. Io mi sto occupando dei saperi che un antropologo acquisisce e mette in campo nel momento in cui si sperimenta in contesti non universitari e lavorativi. Una sola perplessità sull’articolo: Reale e Istituzione con la lettera maiuscola fanno molto filosofia platonica. Visto che parto dal vissuto personale e dalla percezione dal basso, reale e istituzione sono altrettanto concrete e naturali quanto gli esseri umani.

  2. Un magnifico contributo che fa toccare con mano le potenzialità dell’antropologia, soprattutto quella medica, ma che mette in evidenza anche il grande lavoro che c’è ancora da fare per far affermare la disciplina come professione e i grandi sforzi che saranno necessari per delimitare dei territori di competenza.

  3. MorenoTiziani

    Grazie per i commenti! 🙂
    @Angelo: Hai già scritto qualcosa sui risultati della tua ricerca? Sarebbe interessante parlarne, credo che ciò che manchi sia, in generale, un riscontro su quanto si fa in antropologia. Che sia teorico o pratico e soprattutto in contesti non accademici. Quanto alle maiuscole, non a caso Laura è partita da Filosofia, ho lasciato il suo testo come l’ha mandato senza alterare nulla.
    @Nicolò: dobbiamo pubblicare testimonianze come queste, servono sia agli antropologi in erba che a quelli più navigati! 😉

  4. Valentina S

    Ciao Moreno, io e te già ci conosciamo e volevo farti i complimenti per il testo: lo sto leggendo per l’appunto. Io ho seguito lo stesso percorso formativo di Laura: prima laurea in filosofia, poi specializzazione in antropologia e proprio nella sua Università. Sono d’accordo sul fatto che la prospettiva critica acquisita attraverso la filosofia sia preziosa per il pensiero antropologico e credo consenta anche un maggiore acume nella ricerca sul campo. Ho svolto ricerche etnografiche su contesti decisamente “altri” ma so benissimo che i miei temi di ricerca troverebbero terreno fertile anche qui in Italia: mi spiace constatare che purtroppo non interessano molto, perchè si fatica a vederne il risvolto applicativo immediato. Ancora di più, guardo con desolazione al modo in cui la disciplina antropologica si sta letteralmente rintanando dentro ai dipartimenti universitari, finendo per offrire una formazione quasi del tutto auto-referenziale. Un caro saluto e buon lavoro

  5. MorenoTiziani

    Ciao Valentina! Sono contento che il libro ti piaccia e spero soprattutto che ti potrà servire.
    Purtroppo nel nostro paese la figura dell’antropologo non è conosciuta. Soprattutto non si sa come opera, e questo anche grazie all’isolamento che gli stessi antropologi si sono costruiti nel tempo. Una “gabbia” che spesso si riversa sulla comunicazione del proprio lavoro. Dovrebbe essere facile spiegare cosa si fa, e invece non è così. Credo che gli antropologi si debbano riappropriare del loro mestiere uscendo nelel piazze e mostrandosi al pubblico, anche gridando, se necessario.
    Mi domandavo se ti piacerebbe pubblicare qualche aspetto del lavoro che fai: come per quanto raccontato da Laura, credo farebbe molto bene a tanti!

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