4 commenti

  1. Post azzeccato, non solo come argomenti da entrambe le branche dell’antropologia, ma anche come tempistica: il Ministero della Giustizia ha appena proposto un nuovo quadro di riferimento per la mediazione
    http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_7_5_2.wp;jsessionid=6040BCD4300DE291647231B15710A904.ajpAL02#registro
    si introduce la figura del mediatore civile, certamente non semplice da definire in quanto a profilo formativo, capacità operative e responsabilità, ma l’opzione per i laureati in antropologia di inserirsi in questo settore conflittuologico/relazionale non è remota, anche perchè necessita di un’integrazione di competenze che l’olismo antropologico potrebbe agevolare.

  2. bellissimo articolo. la risposta l’hanno già data gli “scarafaggi”, ovvero i Beathles (si ritorna sempre all’etologia, aahhh Lorenz Lorenz con le anatre!!!), ovvero “all you nedd is love”. sembrerebbe un paradosso, ma è così. ciò che genera il conflitto è sempre l’amore. l’amore inteso come sopravvivenza che, a seconda dello stadio evolutivo del soggetto, viene interpretato in corrispondenza delle proprie caratteristiche bio-psico-socio-culturali ed “energetiche”. perché devo fare la guerra o mettermi in conflitto con qualcun altro? perché voglio conservare e/o ottenere qualcosa che a me va bene, ma anche l’altro vuole la stessa cosa. quindi , il conflitto esprime, nella sua essenza, qualcosa di sano e naturale. il problema è: perché non ci piace il conflitto? forse perché pretendiamo che l’altro si adegui al nostro volere, punto e basta. se non lo fa, stiamo male. quindi, la domanda è: perché vogliamo che l’altro si adegui al nostro volere? per abitudini sociali, perché fan tutti e si è sempre fatto così? perché il giardino è più bello del tuo. forse, basterebbe introdurre, ancora una volta, la teoria della diversità, che è evolutiva. e, ancora una volta, ritorniamo al mondo animale, una gazzella si alza la mattina e sa che dovrà correre più del leone, altrimenti il leone se la mangia. non si mette a discutere con il leone…allora, adesso tu non corri perché io sono stanca, fai come dico io e basta. paradosso…il leone, che non fa più il leone, le risponde arrabbiato: che cosa? cosa dovrei fare io? no, tu devi correre e basta, perché io devo mangiare e ti devo catturare con la caccia, non c’è il supermercato della savana, prendi tre pachi due.

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