6 commenti

  1. Alessandro Pisano

    Perfettamente d’accordo!
    L’unica cosa è che la divulgazione dell’antropologia e la tutela dell’antropologo possono andare di pari passo.
    Perchè, ammesso che si riesca a convincere un’istituzione che ‘anthropologist do it better’, senza una struttura (come la federazione di associazioni che proponi tu o altre idee..) che certifichi l’essere antropologo si va poco lontano..
    Il problema diventa coinvolgere le grosse associazioni in un progetto come questo… Parlo per la nostra, ASS.D.E.A… è una piccolissima associazione locale, che ha peso ‘politico’ pressochè nullo…
    ANUAC, SIMBDEA, AISEA (non so se esiste ancora..), Federazione Italiana Tradizioni Popolari… è possibile far sedere queste associazioni ad un tavolo per ragionare su una possibile federazione?

  2. MorenoTiziani

    Bella domanda… che io sappia l’AISEA esiste ancora, ma come altre associazioni non so quanto sia disponibile a federarsi. L’idea che mi sono fatto in questi anni è che le associazioni “storiche” ragionano come se fossero ordini professionali e agiscono come tali, quando poi comunque devono passare per il CUN o il Ministero per le loro richieste. I loro codici deontologici non possono definirsi “leggi” per l’intera categoria, anche se sono pienamente condivisibili. Detto questo, mi piacerebbe tantissimo che si potessero sedere a un tavolo per discuterne, tutti ne avrebbero solo da guadagnare. Quando penso a una federazione di associazioni, penso soprattutto alle “altre”, come Antrocom, ASSDEA, e diverse realtà che stanno nascendo o sono nate da poco ma che non riescono a esprimersi. per poi ahimè morire nonostante le buone intenzioni. Perchè non pensare a un incontro allargato, tra i raprresentanti di queste associazioni?

  3. massimo montaldi

    Il problema è lo strapotere di ordini come quello degli psicologi psicoterapeuti. Non voglio entrare nella polemica sulla analisi, ma ritengo sia necessario per gli umanisti farsi avanti e rivendicare campi scientifici ed epistemologici pertinenti ai loro studi. Lo sbocco analitico, fino al 1986, anno della famigerata legge Ossicini, dal nome del relatore psicologo eleto in parlamento all’uopo, era petinenza dei filosofi, antropologi, sociologi. dopo la legge siamo stati tagliati fuori dal contatto umanistico con l’altro. anzi è stato destituito completamente il concetto di psicoanalisi laica, come del resto lo stesso Freud aveva auspicato essere l’unica via per la psicoanalisi, quella laica, inglobandolo nel grande progetto del controllo dei corpi e delle menti da parte dello stato: il concetto di salute mentale. Chiunque abbia in pratica un testo di antropologia medica sa bene di cosa parlo. La cosa è davvero imbarayyante e sta raggiungendo livelli parossistici da tribunale di inquisizione. Si assiste ad una guerra senya confini a colpi di sentenze, denunce e quant’altro da parte degli ordini degli psicologi a ciunque si permetta di invadere i loro territori. Intanto loro possono trattare problemi psichici da un punto di vista della salute mentale, medicalizzando tutto e tutti, anche qualora in certi termini si tratta di problemi culturali e sociali che determinano sofferenza nell’individuo. leggete i loro forum per accorgervi dell’arroganza di questi signori. D’altra parte le nostre istanze dovrebbero essere portate alla luce dall’accademia. MA purtroppo i nostri professori sono troppo impegnati a scoprire nei loro viaggi infiniti, e pagati, chissà quali reconditi segreti sfuggiti a Levî strauss, o a Geertz, piuttosto che pensare a lavorare per inserire l’antropologia in un contesto reale di professione sociale.Per fare un esempio, per come sono state messe le cose dagli ordini di cui sopra, un antropologo commetterebbe un reato se svolgesse un colloquio con un individuo o parlasse di psicologia senza averne abilitazione. una cosa pazzesca, da dittatura accademica. dobbiamo ribellarci, l’antropologia è analisi, soprattutto comprensione dell’altro, dei percorsi mentali e sociali, comprensione del disagio, della cura, dei contesti medici e scientifici etro i quali sono stabiliti i concetti di salute e malattia.

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