5 commenti

  1. Laura

    Caro Moreno,

    sono una laureata in antropologia non più in giovanissima età. Lavoro per antropologi ce ne sarebbe. Lavoro con un’associazione di donne ucraine (volontaria) e spesso gli operatori socio sanitari chiedono interventi di supporto per capire il “come fare” con donne e ragazzi stranieri.Sono completamente impreparati ma non è possibile elargire consulenze sempre gratuite. Mi scontro con realtà Municipali all’interno delle quali non si sa nemmeno cosa sia un antropologo. Unico sbocco qualche progetto europeo. Ora ho conseguito anche un Master in counseling scoprendo che molti degli atteggiamenti di un counselor (che si staccano da quelli di una psicoterapia più ortodossa) sono simili ai colloqui che un antropologo può adottare con un “informatore” in caso di ricerca sul campo. Ahimé, scopro che anche questa professione è mal vista dagli psicologi e psicoterapeuti, dicono che gli si porta via il lavoro (probabilmente avrebbero bisogno di elaborare questa paura del nuovo e dell’alterità anche se solo di una nuova professione). Conta molto di più l'”etichetta” che il ruolo sociale richiede che non la mia decennale preparazione. Mi sembra tanto una lotta contro i mulini a vento. Ma non demordo.
    Bello quello che fate! Complimenti.
    Laura

  2. Lady Gaga

    sono un’antropologa e a 2 anni dalla laurea sto seguendo un corso per operatori sociali interculturali e oltre a questo vedo che esistono anche corsi per operatori multiculturali, che poi è la stessa cosa. scusate ma non è il lavoro degli antropologi? io al corso sto facendo un pessimo ripasso di quello che ho fatto all’università, pessimo perchè usano ancora termini come razza, etnia e il concetto di identità non sanno neanche che cos’è. gli psicologi rivendicano il loro lavoro con i counselor e noi antropologi di fronte a questi corsi per “operatori quaquaraquà” cosa dovremmo dire? ho chiesto ai coordinatori come mai in questi corsi non esiste un modulo di antropologia e mi è stato detto “non è un corso professioanle”. Ah e che cos’è??? e poi dicono che gli antropologi non possono lavorare nel sociale perchè non hanno le competenze ma non capiscono che questi corsi sono corsi di antropologia?

    • MorenoTiziani

      Hai perfettamente ragione, il punto è sempre lo stesso: che (quasi) nessuno ha idea di chi è e cosa fa l’antropologo. Così, per rispondere a una domanda reale di competenze, anziché cercare tra i professionisti che potrebbero operare si cerca di formare “nuove” figure. Invece di rivendicare il nostro ruolo, tendiamo a chiuderci a riccio e a lamentarci, quando invece dovremmo fare più divulgazione, impegnarci in prima persona e andare dove sono “quei” problemi su cui possiamo dire la nostra. Certo, serve anche un interlocutore forte a livello istituzionale, e ci sono associazioni che stanno lavorando per creare un canale di dialogo con le istituzioni. Ma, ripeto, l’iniziativa deve partire dal basso, l’istituzione può semmai sancire quello che già dovrebbe avvenire nella realtà.

  3. Stefano Cavina

    Salve, sono un antropologo laureato da ormai 1 anno e mezzo; specializzato in antropologia applicata.

    Cosa faccio nel mio piccolo?
    Prendo contatto con istituzioni pubbliche (comuni, scuole, carceri, ospedali), privati (aziende) e associazioni; e SENZA IMPEGNO in modo semplice spiego cos’è l’antropologia e cosa potrebbe fare per migliorare alcune cose.

    Lo faccio perchè mi sono di vedere il mio curriculum sempre rifiutato, nonostante io sia un bravo professionista.
    I miei colloqui (lo chiarisco fin da subito) non sono mirati ad una mia assunzione o collaborazione, sono solo colloqui “informativi”.
    Pensavo di venire ignorato, invece ho visto che i datori di lavoro o i responsabili dei vari comuni mi fissavano un’appuntamento incuriositi; alla fine del colloquio concretamente non cambiava nulla (non assumevano nessuno) però almeno mi hanno ascolto, hanno apprezzato…a volte criticato…ma sono stato ascoltato!!! Spero di aver messo un piccolo seme e spero che almeno uno dei miei interlocutori sia un terreno fertile, non per me…(anche se mi piacerebbe molto), ma per tutti gli antropologi che stanno lottando per essere apprezzati come professionisti del settore.

    Pensa che tutti insieme, facessimo questo sempre in ogni comune italiano?

    Stefano Cavina

  4. cristina

    Ciao,Sono una studentessa di psicologia e stavo dando un’occhiata in giro perché il campo antropologico mi affascina molto e mi interesserebbe approfondirlo e magari studiarlo in futuro, anche in vista di un lavoro in campo multiculturale.
    Ora,senza aprire polemiche (considerando anche che i commenti sono di tempo fa) mi infastidisce il commento di Laura, che quasi si offende che dagli psicologi non venga riconosciuto il suo ruolo di counselor. Il collegamento di lady gaga è giusto teoricamente, sbagliato praticamente. La formazione dell’operatore (e del counselor) è ridicola rispetto alla preparazione universitaria specifica e si riduce, spesso, a due concetti messi insieme.
    Il sapere di queste realtà, a mio avviso, si dovrebbe tradurre in una maggiore consapevolezza delle proprie conoscenze e a disdegnare tali percorsi (farlocchi), piuttosto che a rinunciare alla propria identità lavorativa per vendersi a delle scuole private che hanno l’unico scopo di tirare su qualche soldo.
    Molto più costruttivo e ammirevole il lavoro di Stefano.
    Stringendo le somme, ad ognuno il suo mestiere, sta a voi farlo valere..A fare “dove piglio,piglio” si rischia di perdere il senso del proprio percorso (e a fare, talvolta, danni).

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